#ciò che non si conosce va esplorato: il racconto degli anni delle scuole

a scuola per parlare di sport e vita, dal blog per raccontarvi la mia esperienza di scuola Sono stati anni importanti, significativi, che hanno dato la possibilità per il raggiungimento dell’autonomia. Gli insegnanti continuavano a dire: serve un supporto, un insegnante di sostegno, serve qualcuno che aiuti questa bambina, questa ragazza, questa persona nel suo percorso, ma nessuno mai si è espresso concretamente per trovare qualcuno che mi sostenesse. Ogni anno una nuova sfida: insegnanti, compagni, classi, dimensioni scolastiche da affrontare; dentro di me non c’era il desiderio della scuola, soprattutto quando mi è stato negato di fare educazione fisica (l’unico momento di “fuori programma”), avevo il desiderio però dell’incontro con i miei compagni. Con gli insegnanti è sempre stata una lotta, sappiamo bene che la scuola è basata sul giudizio espresso, molto spesso, su basi scientifiche che non attestano la veridicità della persona in sé; ho sempre fatto molto discutere sui miei risultati se arrivava un bel voto la frase era: “hai fatto il tuo dovere” o “cosa hanno preso gli altri”? Sempre in continuo confronto.

Delle scuole elementari ricordo l’innocenza che avevo, quello sguardo da bambina che mi ritrovavo, i giochi, le amicizie, le esperienze ricche e confortanti che ci sono state, maestre che hanno saputo portarmi a conoscere, piano piano quella che poi è diventata la mia forma di espressione: la scrittura e la lettura.

Gli anni delle medie, sono stati gli anni dell’innocenza e della maturazione in fretta, 3 anni sono volati e mi affacciavo ad una realtà sconosciuta, tutto nuovo, tutto diverso, tutto immerso in una dimensione fisica che poneva delle difficoltà ma che con sapienza e maestria sono state condotte verso una piena realizzazione di diverse esperienze: gite scolastiche e condivisioni di tempo e spazio.

Le superiori, gli anni più bui, ho perso per strada il 1° anno, troppo presa dal fisico e dalla poca voglia di studiare, non era la mia scuola, qui mi è stato negato di fare educazione fisica, ma alla fine dei 6 anni ho concluso con un: “se ti avessimo dato un po’ più di fiducia ce l’avresti fatta”, io avevo già superato l’ostacolo oltre le loro parole.

Autorevole era la parola dell’insegnante, vera era la parola di qualsiasi persona vicina o lontana che poteva spiegarmi come doveva (a suo dire) funzionare il mio metodo di studio e di applicazione.

L’esperienza della scuola, insegna ma è significativo l'insegnamento che arriva dalla vita messa in relazione a persone che possono accompagnare, insegnare, e sostenere nel percorso. Se ora dovessi rivivere la scuola, lo farei con la consapevolezza che mi dice: vai e fidati di ciò che sei, di ciò che senti, di ciò che hai dentro di te. Il potenziale è dentro ognuno di noi, e ognuno di noi lo può esprimere alla propria misura e dimensione, significativo è trovare lo spazio e la disponibilità di ascolto e di espressione. I sogni vanno espressi



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